SONO UNA BAMBINA TRANSESSUALE FELICE E MI CHIAMO ALEJANDRA

SONO UNA BAMBINA TRANSESSUALE FELICE E MI CHIAMO ALEJANDRA

Sei una bambina coraggiosa?

-Sì.

Sorride anche con gli occhi, con l'eterna ammirazione di sua madre. Alejandra, come appare nella sua carta d'identità da novembre, è come si presenta: "Una ragazza transessuale e felice di dieci anni". Vive ad Arteixo (piccolo comune in Spagna settentrionale sulle rive dell'Atlantico) e va in prima media. In ottobre ha fatto il suo transito. Cioè, "mostrarmi come sono veramente, senza fingere. In classe le amiche e gli amici lo sapevano già" annuisce. "Dall'asilo". Anche  la "bisnonna che ha 90 anni, era 'super felice', felicissima. Sono orgogliosa di essere trans, non è una brutta cosa da nascondere.".

Ha iniziato a vestirsi come voleva e a lasciarsi crescere i capelli. "Quanto cambia la vita con pochi centimetri di capelli" esclama Pili, la madre. "Sono stati gli sguardi a farmi più male all'inizio", confessa la figlia. Oppure che l'insegnante non l'abbia chiamata con il suo nome. "Aveva sempre un alter ego in casa, Alexia. Non ne siamo stati contrari", dice Pili.

Ad ottobre si sono rivolti all'Ufficio del Registro Civile per un cambio di nome. È stata ascoltata da un giudice, che le ha chiesto con cosa giocava o con chi giocava. La procedura, che da luglio 2019 era stata approvata dalla Corte costituzionale nel caso dei minori, è stata molto rapida. "In meno di un mese era pronta".

Il passo successivo è il cambio di sesso sulla carta d'identità. La famosa lettera f o m. "Per ora, devi passare attraverso un processo ormonale per due anni. Perché? Così non si nota che sei trans e si passa inosservati? E' il fottuto binarismo della società", si lamenta sua madre.

"Potrei vivere cinque vite ma non avrei manco la metà del coraggio che ha avuto lei" dichiara la madre

Alejandra è un'attivista. Nel maggio dell'anno scorso è diventata famosa. Si è recata all'inaugurazione delle panchine con i colori trans (due strisce blu, due rosa e una bianca al centro). La sua famiglia è andata all'evento: "Sono molto fortunata". All'Atlantic Pride di A Coruña (città nel nord della Spagna) ha guidato la marcia al ritmo dello slogan "Rispetta il mio corpo, rispetta me!", e ha distribuito volantini. "Io lotto e vado alle manifestazioni per la diversità". È 'contenta' del reportage perché: "Sono orgogliosa di essere trans. Non è una cosa negativa che io debba nascondere né una malattia. Il mio corpo è perfetto, è sano e mi piace. Penso che sia molto bello".

Pili Fonte e la figlia Alejandra Alvedro Fonte. Vivono ad Arteixo, piccolo paesino sull'Atlantico nella Spagna settentrionale

Anche se può sembrare presto, il suo transito è stato ritardato dalla paura. L'identità sessuale è solitamente definita tra i due e i tre anni. "Un giorno mi sono stancata. Ho detto ai miei genitori che volevo essere una bambina. Che sono una bambina", ricorda. "A scuola mi sentivo come un alieno, un brutto insetto. Quale parte del fatto che sono una bambina non capivano?", chiede.

"Non si tratta di mettere un cartello, ma di normalizzare. È una questione di atteggiamento e di informazione da parte degli insegnanti", sottolinea Pili. A novembre ha festeggiato il suo compleanno già con il nome di Alejandra. C'era tutta la classe. "E' stato molto emozionante", dice la madre Pili. Era stata sempre lei, ma non l'avevamo notata.

Supervisionato dall'endocrino dell'ospedale Sergas, inizierà più tardi con il blocco dei caratteri secondari. "È perché lo voglio, ma non è obbligatorio. Nemmeno la chirurgia. I genitali non definiscono il tuo genere", insiste. Quando è entrata a far parte di Chrysallis, l'Associazione delle famiglie di bambini transgender, la sua prospettiva è cambiata: "Ho pianto quando ho visto che c'erano altri come noi", confessa la madre.

Di questa associazione fa parte anche Eva Serantes Vaz, che è stata una delle fondatrici.

Eva Serantes Vaz e suo figlio transessuale

-Cosa ti ha portato a Chrysallis?

-Mio figlio trans. Ha 11 anni.

-Cosa è più urgente?

-Una legge per i minori transgender.

-È una vittoria che in Spagna non debbano aspettare i 18 anni per cambiare nome?

-La sentenza della Corte costituzionale tutela i minori in "una situazione stabile di transessualità". Essere transgender, come essere cisessuali (il sesso che ti viene assegnato alla nascita nel registro coincide con la tua identità sessuale) non è una patologia. È una cosa naturale. Per cambiare sesso sulla carta d'identità è necessario fare un test ormonale di due anni, che lo si voglia o no, e passare attraverso un test psicologico che indica che si soffre di "disforia del genere" - rifiuto del proprio corpo. Non sopporteremo tutto questo. Vorremmo anche che il sesso sulla carta d'identità sparisse, come è successo con lo stato civile.

-Che cosa chiedete alla legge?

-Gli stessi diritti del resto dei bambini. Se la tua carta dice Joseph e tu vuoi essere Xosé, non ci devono essere ostacoli. Chiediamo l'accesso all'assistenza sanitaria senza problemi di patologia e la chirurgia genitale se lo vogliano in età adulta. L'endocrinologia è l'unico servizio sanitario necessario nell'infanzia trans, dove vengono controllati i livelli di bloccanti, testosterone o androgeni. Abbiamo protocolli per l'educazione scolastica, il lavoro e l'assistenza sanitaria.

-La cosa peggiore è il pregiudizio?

-E di essere male informato. I nostri colloqui e le nostre iniziative sono accolti meglio nelle zone rurali che nelle città.

FONTE: https://www.lavozdegalicia.es/noticia/sociedad/2019/08/03/nina-transexual-feliz-10-anos-me-llamo-alejandra/00031564835524920865836.htm e https://www.lavozdegalicia.es/noticia/sociedad/2019/08/03/eva-serantes-vaz-endrocrinologia-unico-servicio-sanitario-necesario/00031564836140473770658.htm

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